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Lotta alla Disinformazione: l’importanza delle competenze OSINT per la difesa delle Democrazie

Lotta alla Disinformazione: l’importanza delle competenze OSINT per la difesa delle Democrazie

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Nel contesto attuale, caratterizzato da un sovraccarico informativo e dalla crescente manipolazione delle notizie, il recente articolo di Eliot Higgins e Dr. Natalie Martin, pubblicato dal Reuters Institute How to protect democracies from falsehoods? By empowering the young with open-source investigation skills offre una prospettiva lucida e attenta su un tema di primaria importanza: la protezione delle democrazie attraverso l’educazione alle tecniche di investigazione open-source (OSINT).

In un’epoca in cui la tecnologia favorisce, sempre di più, la strumentalizzazione delle informazioni per fini politici e geopolitici, comprendere il funzionamento della propaganda, della disinformazione e delle strategie di manipolazione è vitale per preservare la stabilità democratica. Questo articolo non solo analizza la minaccia della cosiddetta “weaponised information” (informazione armata), ma propone anche una soluzione concreta e innovativa: la diffusione delle competenze OSINT tra i giovani, in particolare attraverso il sistema educativo.

La minaccia della Disinformazione: un rischio concreto per le democrazie

L’analisi di Higgins e Martin parte da un presupposto chiave: la disinformazione non è un fenomeno nuovo, ma la sua pervasività è aumentata con l’avvento delle tecnologie digitali. La combinazione tra diffusione rapida dei contenuti attraverso i social media e l’uso di tecniche avanzate di manipolazione, come l’intelligenza artificiale generativa, ha reso sempre più difficile distinguere il vero dal falso.

Come spiegano gli autori, la disinformazione non si limita alla semplice creazione di notizie false (fake news), ma assume forme più sofisticate, come:

  • Misinformation (disinformazione non intenzionale): quando un’informazione falsa viene condivisa senza la volontà di ingannare.
  • Disinformation (disinformazione intenzionale): la diffusione di notizie false con lo scopo di danneggiare o manipolare il pubblico.
  • Malinformation (informazione vera ma usata in modo malevolo): la condivisione di informazioni reali con l’intento di arrecare danno, ad esempio attraverso la diffusione di dati privati.

Oltre a queste tre categorie, gli autori propongono l’aggiunta di un quarto tipo di informazione problematica: l’informazione non critica, ovvero quei contenuti che, pur essendo veri, vengono diffusi senza contestualizzazione o analisi critica, contribuendo a distorcere la comprensione della realtà.

Un aspetto centrale dell’articolo è il concetto di “informazione armata”. L’informazione, infatti, può essere utilizzata come un’arma geopolitica per destabilizzare governi, influenzare elezioni e radicalizzare individui. Gli esempi recenti includono le campagne di disinformazione legate alla Brexit, alle elezioni presidenziali americane del 2016, ai conflitti in Ucraina e Medio Oriente, e agli scontri etnici e religiosi in diversi paesi.

Il fallimento del Fact-Checking e la necessità di un approccio proattivo

Uno dei punti più interessanti dell’analisi di Higgins e Martin riguarda il fallimento delle tradizionali strategie di contrasto alla disinformazione. Il fact-checking, sebbene utile, non è sufficiente per due motivi principali:

  • Raggiunge solo una parte del pubblico: molti utenti consumano notizie principalmente sui social media, dove il fact-checking dei media tradizionali fatica a penetrare.
  • Il problema della “verità istituzionale”: sempre più persone vedono i media ufficiali come parte dell’“establishment” e quindi diffidano delle loro verifiche.

Tutto ciò porta a un fenomeno molto pericoloso: alcuni cittadini finiscono per credere ciecamente a narrazioni alternative, spesso create e diffuse da attori malevoli con fini politici. In un contesto del genere, dire alle persone cosa è vero e cosa è falso non è più sufficiente: è necessario fornire loro gli strumenti per verificare autonomamente le informazioni.

L’OSINT come strumento di difesa democratica

Per rispondere a questa sfida, gli autori propongono una soluzione concreta: l’insegnamento delle competenze di investigazione open-source (OSINT) nelle scuole e nelle università. L’OSINT, già utilizzato da organizzazioni come Bellingcat, si basa sull’uso di fonti aperte (social media, dati pubblici, immagini satellitari, database online) per analizzare e verificare informazioni.

L’applicazione dell’OSINT ha già dato risultati straordinari. Bellingcat, ad esempio, ha dimostrato come l’analisi di dati pubblicamente disponibili possa smascherare operazioni di disinformazione e crimini di guerra.

Ma l’OSINT non è solo uno strumento per giornalisti e investigatori professionisti: può diventare una competenza essenziale per tutti i cittadini, aiutandoli a sviluppare un approccio critico all’informazione.

L’educazione all’OSINT: una necessità per il futuro

Higgins e Martin propongono di integrare l’OSINT nei programmi educativi, per insegnare ai giovani a:

  • Analizzare criticamente le fonti: distinguere informazioni affidabili da quelle manipolate.
  • Verificare contenuti digitali: utilizzando strumenti di geolocalizzazione, ricerca avanzata e analisi di metadati.
  • Sviluppare una mentalità investigativa: non limitarsi a consumare informazioni, ma metterle alla prova con un metodo rigoroso.

Questo approccio può essere implementato a vari livelli:

  • Scuole superiori: introdurre corsi base di verifica delle informazioni e giornalismo investigativo.
  • Università: creare moduli specifici di OSINT, come quello che partirà all’Università di Nottingham nel 2025.
  • Iniziative civiche: promuovere il coinvolgimento della società civile attraverso progetti di giornalismo partecipativo e fact-checking comunitario.

Conclusione: un passo necessario per contrastare la Disinformazione

L’articolo di Higgins e Martin offre un’analisi lucida e una proposta concreta per contrastare l’informazione manipolata: educare i cittadini all’investigazione open-source. Non possiamo più limitarci a dire alle persone cosa credere; dobbiamo dar loro gli strumenti per verificare autonomamente.

In un’epoca in cui chiunque può pubblicare informazioni, chiunque dovrebbe anche saperle verificare. Se non insegniamo ai giovani a leggere con senso critico le informazioni digitali, rischiamo di perdere la battaglia contro la manipolazione mediatica e la disinformazione.

L’OSINT non è solo uno strumento per esperti, ma una competenza chiave per la cittadinanza digitale del XXI secolo. Insegnarlo significa fortificare le democrazie, proteggere la verità e costruire una società più consapevole e resiliente.