Pensiero critico

"Decidiamo incompleti": riflessioni su pensiero critico, bias cognitivi e OSINT

"Decidiamo incompleti": riflessioni su pensiero critico, bias cognitivi e OSINT

“Credo che il mio compito sia raccogliere e interpretare informazioni. Prendere decisioni difficili, in base a notizie incomplete derivanti dalle mie scarse capacità di crittografo, è compito suo Signore.”

Pearl Harbor, 2001

Con queste parole, il Capitano Thurman (personaggio del film Pearl Harbor, 2001) si rivolge al suo superiore al termine di una scena forse poco nota, ma a mio avviso eccezionale. Sappiamo bene che, dal punto di vista storico, non c’è traccia del Cap. Thurman. Tuttavia, il senso di questa citazione resta comunque prezioso in ambito intelligence e per la riflessione che voglio condividere.

Il “falso” mito della responsabilità unicamente altrui

La scena è spesso utilizzata nei miei interventi formativi, in particolare quando si discute di bias cognitivi e pensiero critico. A prima vista, potrebbe sembrare che il ragionamento del Capitano Thurman sia ineccepibile: lasciare la decisione strategica finale a chi sta più in alto nella catena di comando. Eppure, sostiene anche che “prendere decisioni difficili, in base a notizie incomplete” sia un compito esclusivo del suo decisore. E qui sta l’errore.

Perché? Perché ciascuno di noi, indipendentemente dal grado o dal ruolo, si trova a dover prendere decisioni – anche quando le informazioni sono, per definizione, parziali o incomplete. Questo è tanto più vero in un’epoca di sovraccarico informativo, dove spesso dobbiamo selezionare tra migliaia di dati, fonti e input in tempi brevissimi. Non è diverso per un analista OSINT, che sceglie quali informazioni utilizzare e quali scartare, e che potrebbe dare conto di queste decisioni in un secondo momento.

La domanda che prima o poi arriva: “Perché?”

Quando qualcuno ci chiederà conto delle nostre scelte – “Perché hai deciso così? Perché hai valutato queste fonti e non altre?” – se non abbiamo adottato un approccio metodico e critico, potremmo trovarci senza argomenti solidi. Peggio ancora, potremmo ritrovarci a difendere ostinatamente una posizione mai vagliata con cura.

Al contrario, se svolgiamo attività intelligence ed osint, un’attitudine critica ci aiuta a:

  1. Riconoscere i limiti delle nostre informazioni;
  2. Mitigare il rischio di cadere in scelte affrettate o superficiali;
  3. Migliorare la qualità e la solidità delle nostre risposte e analisi.

Cosa significa applicare un approccio critico?

  • Consapevolezza: prima di tutto, occorre riconoscere che le informazioni non saranno mai complete al 100%. Accettare di navigare in un contesto di incertezza è già un passo fondamentale.
  • Processo di apprendimento continuo: lo sviluppo di un pensiero critico non è un’abilità che si acquisisce una volta per tutte; al contrario, richiede pratica costante, confronto e formazione.
  • Verifica delle fonti: In ambito OSINT, significa valutare regolarmente l’attendibilità e la pertinenza delle fonti che consultiamo. Chiederci: “Perché mi fido di questa fonte? Qual è la sua reputazione? Ho considerato punti di vista diversi?”

Le domande giuste per iniziare

Se vuoi iniziare a coltivare questa consapevolezza, prova a riflettere su:

  1. Le fonti che consulti regolarmente: perché hai scelto proprio quelle? Come le valuti?
  2. L’ultima decisione presa in fretta: ti sei chiesto se avevi analizzato i dati disponibili? Hai valutato i pro e i contro?
  3. Il “perché” finale: ogni volta che decidi di utilizzare (o scartare) un’informazione, chiediti: “Sto decidendo in questo modo perché è la via più semplice o perché l’ho davvero valutata?”

Questa prima auto-riflessione rappresenta già un buon punto di partenza per allenare lo spirito critico e migliorare la qualità delle nostre attività Osint. Se ti accorgi di aver bisogno di maggiore struttura, esistono molte metodologie (come il Key Assumptions Check, il Pre-Mortem Analysis e altre tecniche di analisi strutturata) che possono aiutarti a fare ordine e ad assicurare maggiore trasparenza nel tuo processo decisionale. Ne parleremo a breve.

Conclusioni e prossimi passi

Come ci insegna la scena citata, scaricare su un’altra persona la responsabilità delle decisioni difficili è un’illusione: ognuno di noi, nel proprio ruolo, compie scelte che incidono sul lavoro e sui risultati di un’intera organizzazione. Essere pronti a spiegare perché abbiamo preso determinate decisioni diventa, quindi, non solo un atto di responsabilità, ma anche di professionalità e credibilità.

Continueremo a esplorare questi argomenti, perché l’applicazione del pensiero critico e la conoscenza dei bias cognitivi sono aspetti essenziali per chiunque, specialmente negli ambiti legati alla ricerca, all’analisi delle fonti e all’intelligence.